Perché il pene è molto più divertente della vagina?

Curiosità: perché nei film si vede più spesso la vagina ma non il pene? Vi siete mai chiesti perché il pene è spesso protagonista ironico di commedie teatrali e film, barzellette, fino agli infiniti esempi di utilizzo di questa specie di “jolly degli organi genitali” in forma di torta, caramelle, lecca lecca e via inventando mentre è molto meno frequente un uso altrettanto “simpatico” della vagina? 

Avete presente la scena del film come “Tutti pazzi per Mary” in cui Ben Stiller si masturba prima di incontrare la bella Mary (Cameron Diaz) per non presentarsi troppo eccitato al suo cospetto e gli parte uno schizzo di sperma che Mary scambia per gel per capelli? Si ride a crepapelle. Ma sarebbe mai stato possibile pensare qualcosa di simile (senza sperma ovviamente) declinato al femminile?

Si ride del pene, ma non della vagina. Perché?

Il critico Chris Straayer, nel suo testo di studi cinematografici “Occhi deviati, corpi devianti” azzarda una spiegazione: la commedia crea per sua natura situazioni in cui le norme sociali tradizionali sono sfidate. Ecco allora che il divertimento consiste nel ribaltare le tradizionali rappresentazioni culturali del fallo come forte e potente . Nelle commedie il pene non solo non è duro, ma anzi diventa “morbido”: letteralmente si sgonfia, e con lui il potere maschile, grazie all’effetto comico. Inoltre bisogna aggiungere che per le regole della cinematografia americana mostrare un pene eretto significa vietare il proprio film ai minori, il che fa virare quasi tutti i cineasti, per motivi di box office, a rappresentare il pene nell’unica maniera che passa la “censura”: quello umoristico.

Ma se è non è difficile capire perché il pene viene rappresentato molto spesso in maniera divertente, è più difficile comprendere perché non accade altrettanto per la vagina. Perché non esistono ruoli comici per la vagina? In un articolo su Psychology Today,  la studiosa Naveed Saleh elenca le varie rappresentazioni culturali negative della vagina, che incorniciano l’organo genitale femminile dal “vulnerabile” al “pericoloso”. Nel suo libro “La vagina: una storia culturale e letteraria”, Emma Rees osserva che nella nostra epoca postmoderna ossessionata dalla cultura porno in cui le vagine sembrano essere ovunque, letteralmente o simbolicamente, in realtà questa viene messa ancora una volta a tacere. La vagina è così intrinsecamente legata alla sessualità femminile che tante società hanno cercato di controllare e reprimere, che le immagini positive – comiche e umoristiche – della vagina possono rischiare di rompere questo controllo.  Meglio rappresentarla come sempre: come oggetto sessuale del desiderio maschile a cui deve sottostare. Ecco perché è ancora oggi impossibile ridere della vagina.